Ingenuità di ventenni
Un'altra storia che vado a raccontare è legata a mio nonno paterno e mette in evidenza l'ingenuità di questi ventenni e la semplicità con cui prendevano la vita.
Fernando-Edmondo Mari, appena giunse la “cartolina” , partì per Roma per prendere la tradotta che lo avrebbe portato al fronte. Il treno fece una sosta a Spoleto, qui c'erano di stanza alcuni suoi amici amerini, i quali lo invitarono a scendere e fare due chiacchiere per avere notizie delle persone di Amelia. La tradotta ripartì senza di lui, il quale, rassicurato dagli amici, pensò di prendere qella successiva.
Non giungendo al fronte furono allertati i carabinieri, che andarono a casa a prelevarlo, in quanto ritenuto disertore. Il padre sconcertato, assicurò che lui stesso lo aveva accompagnato a Roma e lo aveva visto partire con la tradotta. Intanto Fernando si era presentato al comando di Spoleto in attesa del prossimo treno. In questo modo fu rintracciato e mandato al suo battaglione. Questo,però, gli costò caro perchè fu subito messo in prima linea come vivandiere; infatti il suo compito era distribuire i pasti ai soldati in trincea. Durante una ritirata, lui avanzava con il carro delle vivande verso la prima linea :” vedevo venire- raccontava sempre- le truppe in senso contrario al mio, ma pensavo che fossero degli spostamenti, come a volte avveniva. Già ne avevo combinata una, scendendo dalla tradotta, non potevo certo commettere un altro errore! Proseguii, quindi, tra un colpo di mortaio e un altro. Tra il fumo, la polvere, il frastuono, non si distingueva nulla, ad un certo punto sentii parlare austriaco, capii di essere finito tra le truppe nemiche; non potevo girare il carro con le vivande, per cui lo abbandonai e cominciai a correre. Le truppe e i battaglioni non si distinguevano più, eravamo tutti sporchi, polverosi, mal equipaggiati, solo sentendo delle voci mi resi conto di essere di nuovo tra gli italiani; lo spavento era stato così forte che per un po' non riuscii a proferir parola.”
Mio nonno amava talmente i cavalli che venne preso dal generale Francesco Baracca, che lo aveva conosciuto ai concorsi ippici, per accudire il suo cavallo, mentre era in missione con la squadriglia. Ricordiamo che l'asso dell'aviazione italiana scelse il cavallino come proprio emblema, dipinto sul fianco dell'aereo, per onorare il suo Reggimento di Cavalleria Piemonte Reale, che aveva come simbolo un cavallo rampante colore argento su sfondo rosso. Dopo la prematura morte del valoroso aviatore la madre, decise di donare al patron Enzo Ferrari, l'ormai storico simbolo.
Alla fine della guerra tutti vennero congedati, tranne mio nonno che a settant'anni suonati risultava ancora in servizio presso le scuderie della caserma Macao di Roma, dove, senza compenso alcuno, continuava a seguire i cavalli, dare consigli su questi animali, che sono stati la sua più grande passione e la sua rovina.
La famiglia si accorse per caso che non era stato congedato poichè a tutti giungevano medaglie, riconoscimenti per aver combattuto durante la I guerra mondiale tranne a lui. Così si adoperarono affinché il congedo arrivasse e anche Fernando-Edmondo avesse, come tutti, il riconoscimento dovuto.
Non c'è stata famiglia italiana che non sia stata colpita da lutti e spesso le spoglie dei propri cari dovevano essere prese personalmente nei luoghi dove questi avevano perso la vita. Le comunicazioni non erano certo come quelle di oggi , per cui si dovevano dedicare numerosi giorni all'impresa. Così, quando mio nonno Ferdinando-Edmondo Mari sposò, Egle Chieruzzi, con la moglie decise di fare il viaggio di nozze a Shon valle Iutrio, per riprendere le spoglie del cognato Edoardo Chieruzzi, morto al fronte a causa di una polmonite.
In tanti casi, là dove non aveva falciato il fuoco nemico, lo avevano fatto la malattia , la setticemia e la denutrizione.
Giovani ventenni i che non immaginavano cosa li attendesse veramente in guerra. Situazioni quasi surreali.
CREATOR
Antonella Mari
DATE
1915 - 1918
LANGUAGE
ita
ITEMS
1
INSTITUTION
Europeana 1914-1918
PROGRESS
METADATA
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Pagine autobiografiche di Clemente Aleotti, intitolato: Piccola Memoria della vita Militare del Caporale, Poi Sergente Maggiore, Aleotti Clemente. Bologna 10 ottobre 1919. Due fogli protocollo. Scritte nell'ottobre del 1919.


